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QUALCHE DATO

Secondo Business insider l’industria del fast fashion causa il 10% del totale delle emissioni globali di carbonio e in media, ogni secondo, viene bruciato l’equivalente di un camion della spazzatura pieno di vestiti di cui circa il 60% dei materiali utilizzati è plastica (UNEP, 2018).

Nonostante si posizioni come una moda accessibile a tutti, invero il fast fashion fa consumare capi di abbigliamento come si consuma in un fast food, basso prezzo, consumo continuo e in eccesso. Se il fast food fa male alla salute delle persone (ma non solo) il fast fashion fa male all’intero pianeta.

Questi e moltissimi altri dati inerenti all’industria fast fashion, collocano la stessa come la seconda industria più inquinante dopo il petrolio.

Secondo le rilevazioni della Convenzione delle Nazioni Unite, sul cambiamento climatico, le emissioni della sola industria tessile sono destinate a salire del 60% entro il 2030.

IL NOSTRO IMPEGNO

L’unica soluzione e questo trend è difendere lo slow fashion, progettando e realizzando capi destinati a durare, e realizzati con materie prime che facciano bene alle persone e al pianeta.

Fusioni, da più un decennio, è impegnata nella ricerca e nella produzione di abiti con materie prime naturali e benefiche, dal cotone al bamboo, dalla soia alla fibra di arancia e di rose, fino alla fibra di latte. I capi Fusioni sono privi di plastica e derivati del petrolio.

Inoltre è centrale nella politica dell’azienda che i capi, progettati, disegnati e realizzati con passione e cura, durino nel tempo.

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Fusioni manifesto